Perché la musica è essenziale per l’essere umano.

E perché dovremmo iniziare a trattarla meglio di quanto oggi facciamo.

  • Considerazioni preliminari
  • Evidenze pratiche
  • Evidenze scientifiche
  • La musica oggi nella scuola italiana
  • Conclusioni

Sono oramai numerosissime le evidenze scientifiche che dimostrano quello che l’essere umano ha in realtà da sempre saputo: la musica è fonte di enormi benefici per lo sviluppo ed il benessere psicofisico della persona.

La musica appare effettivamente come una necessità innata nell’essere umano, attraverso la quale viene espresso e soddisfatto un bisogno emotivo e comunicativo, che parla il linguaggio del corpo (ritmo/movimento) e della voce (ritmo/melodia).

Basti vedere il ruolo così naturale che la musica ha ancora oggi nella quotidianità delle popolazioni indigene e le cui tradizioni risalgono spesso ad un passato assai remoto. L’espressione musicale come accompagnamento alle attività quotidiane accomuna tutti i popoli di ogni era, ha valore liberatorio e di coesione sociale, e purtroppo il “progresso” ne ha comportato la sempre più rapida esclusione dalla vita di tutti i giorni.

Evidenze pratiche

Potremmo portare l’attenzione su esempi molto pratici, che da soli basterebbero a farci comprendere il legame indissolubile tra l’essere umano e la musica:

  1. Dopo il concepimento il cuore è il primo organo che si forma durante lo sviluppo del corpo. Il cuore porta con sé il primo ritmo interno (vera e propria pulsazione ritmica) che determinerà letteralmente la nostra possibilità di essere in vita.
  2. Tra l’ottava e la decima settimana il sistema uditivo conclude la sua formazione e da quel momento il feto ascolterà tra i suoni a lui più vicini la pulsazione ritmica del cuore materno. L’ambiente uterino funzionerà per lui proprio come una cassa di risonanza.
  3. Al termine del parto il neonato come primo atto della sua nuova vita prende aria emettendo il suo primo vagito (suono), e in questo modo presenta se stesso alla madre ed al mondo.
  4. Appena nati i bambini sperimentano un rituale ritmico tra i più naturali in ogni cultura: l’esser cullati. Al quale si aggiungono le cantilene per calmare il neonato o conciliarne il sonno, quindi il rilassamento. Questo punto introduce l’aspetto calmante e curativo insito nella musica. Canto e ritmo agiscono sul sistema nervoso offrendo visibili ed immediati benefici.
  5. Un bambino di un anno (spesso anche meno) è autonomamente in grado di percepire il ritmo dentro di sé, nel momento in cui intorno a lui ci sia della musica. Ed esprime naturalmente questa sensazione ritmica interna attraverso un movimento già cadenzato (senza alcuna induzione dall’esterno).
  6. Più avanti, attorno ai due anni, se stimolato dalla mamma o dai componenti della famiglia, inizierà ad intonare alcuni intervalli e ad imparare piccoli passi di danza.
  7. Ognuno di noi ha sperimentato su di sé come l’ascolto di una particolare musica possa attivare in noi emozioni, ricordi, immagini. Fino ad arrivare a modificare il nostro stato d’animo. Tutto questo non è certamente cosa da poco. E’ letteralmente mutamento di componenti chimiche insite in noi.

“Prima che un bambino parli, canta.

Prima di scrivere, dipinge.

Non appena si alza, balla.

L’arte è la base dell’espressione umana.”

Phylicia Rashad

Evidenze Storiche

Vorrei riportare, come stimolo alla riflessione, alcune realtà che collegano la musica alla storia dell’essere umano.

  1. La storia della musica nasce assieme all’essere umano ed il corpo stesso (capace di generare suoni vocali e percussivi) è naturalmente il suo primo strumento. Risalgono all’epoca preistorica i primi ritrovamenti di artefatti di varia natura, tra cui spicca il flauto di Divje Babe, ritenuto lo strumento musicale più antico (circa 41.000 anni a.C.) e rinvenuto in Slovenia.
Museo nazionale della Slovenia: femore d’orso dotato di due fori, interpretato dagli archeologi come pezzo di un rudimentale flauto fabbricato da un uomo di Neanderthal.
  1. Abbiamo testimonianze risalenti al 3.100 a.C. circa che confermano come musica e canto erano già presenti nell’Egitto preistorico in rituali di magia e religione.
  2. Nell’antica Grecia il Dio Apollo era divinità della musica e della medicina. Nei templi di guarigione per le malattie fisiche e mentali veniva proposta la musica come energia fondamentale per armonizzare il corpo.
  3. “…Si, perché la ginnastica e la musica costituiscono il fondamento di ogni buona educazione. Mi pare infatti che un Dio ha fatto dono agli uomini di queste due arti, a sostegno di due parti dell’anima, allo scopo di accordarle fra loro.” Platone ne La Repubblica (III 411e-412a circa 390-360 a.C.).

Evidenze scientifiche

Gli studi scientifici sugli effetti della stimolazione e del pensiero musicale sul nostro cervello sono oramai considerevoli e tutti concordano sui seguenti risultati che proverò a riassumere di seguito. In calce allego alcune fonti riprese direttamente dalla rinomata rivista scientifica Nature.

  1. Migliora la concentrazione

Iniziare lo studio di uno strumento può aiutare a sviluppare una migliore capacità di concentrazione. Pensiamo solo a quanto oggi il tema dell’attenzione sia di centrale importanza nei bambini, così come nei giovani e negli adulti.

2. Attiva tutte le aree del cervello.

E’ dimostrato che lo stimolo musicale è quello che attiva il numero maggiore di aree del cervello, favorendo la produzione di un elevato numero di sinapsi neuronali che innalzano in modo significativo il livello di performance del cervello.

3. Attiva le aree del linguaggio.

Gli studi scientifici concordano ad esempio nell’evidenziare la correlazione tra attività musicale e una migliore memoria verbale nei piccoli, che si trasforma poi in esecuzione parlata e scritta.

4. Attiva zone emozionali profonde.

“Ogni qualvolta ascoltiamo della musica, nel nostro cervello si verificano alcuni processi. In particolar modo, viene coinvolta l’amigdala che riceve input direttamente dal talamo prima che ci sia una elaborazione da parte della corteccia.

L’amigdala funziona come un archivio della memoria emozionale; senza di essa la vita sarebbe privata di molti significati personali, il che spiega risposte immediate e inspiegabili come, ad esempio, la commozione profonda ed improvvisa che ci prende nell’ascoltare un determinato brano musicale.

La corteccia invece impiega più tempo per reagire agli stimoli musicali, richiamando alla memoria ricordi particolari legati alla musica ascoltata.

L’amigdala ha anche strette connessioni con l’ipotalamo che valuta il comportamento emotivo e garantisce una rapida risposta agli stimoli in ingresso, soprattutto a quelli importanti ai fini della sopravvivenza.” (Cit. Giulia Di Seclì artiterapie.artedò.it).

Aggiungo che l’area emotiva è strettamente connessa alla sfera dell’apprendimento. Immaginiamo solamente quale valore potrebbe avere a questo punto una corretta educazione musicale nelle scuole. La musica, come già avviene in alcuni programmi televisivi per bambini e in molte scuole estere, può essere addirittura utilizzata come veicolo per apprendere altre materie (si pensi alle canzoni utilizzate con i piccoli per imparare nuove parole o espressioni di altre lingue).

5. Riduce i livelli di stress ed ansia.

L’ascolto e la pratica della musica può indurre al rilascio di endorfine, particolari sostanze chimiche prodotte dal cervello con proprietà analgesiche simili a quelle della morfina, ma di portata ben più ampia. Psicologicamente tutto questo si traduce spesso in una diminuzione dei livelli di stress e degli stati di ansia, quindi in una verificabile crescita del benessere individuale e della qualità nella relazione con gli altri.

Anche in questo caso, se pensiamo a quanto il fattore stress sia oggi centrale nelle nostre vite ed alla relazione ben documentata tra stress ed apprendimento può apparirci chiaro come la musica possa giocare un ruolo che vale la pena quantomeno di approfondire in termini di ricerca didattica.

Di seguito alcuni articoli scientifici dalla rivista Nature.

La musica oggi nella scuola italiana.

Tenendo ben presente quanto riportato sopra, vorrei porre due domande specifiche:

  • “A che punto siamo oggi con l’educazione musicale all’interno delle nostre scuole?”
  • “Come viene concretamente insegnata in larga misura la musica in Italia?”

Nella mia esperienza come allievo (nello specifico dalle elementari verso il liceo scientifico e l’università ad indirizzo musicale) risponderei alla prima domanda che non siamo a buon punto, per nulla. Se poi penso a quello che vedo ed ascolto ogni giorno dai racconti dei miei allievi, o dal confronto con altri docenti, purtroppo posso solo confermare quanto detto.

Fatta eccezione pochi eroici docenti (che provano ad apportare forme nuove di divulgazione) a mio personale avviso l’educazione musicale in Italia non gode di buona salute. I motivi di questa mia affermazione risiedono nella risposta alla seconda domanda: l‘attuale educazione musicale in larga misura si basa su un pensiero vecchio di didattica, tra l’altro fondato su sistemi che proprio quelle stesse ricerche scientifiche basterebbero a mettere in crisi con i loro risultati.

Quel pensiero si fonda sull’assunto (esplicito o meno che sia) che in classe la musica si debba studiare prima di esser praticata. E quando la si pratica (se la si pratica) lo si fa troppo spesso con sistemi difficili e noiosi per gli allievi, presentando un repertorio desueto e che ha un basso livello di aggancio emotivo sugli allievi, magari da eseguire con lo strumento d’eccellenza nelle nostre scuole: il flauto, uno degli strumenti meno comodi e dal suono più sgradevole per poter iniziare a suonare. Il risultato di tutto questo possiamo facilmente immaginare quale possa essere.

Al pensiero che i racconti delle lezioni di musica che sento fare oggi ai miei allievi (dai piccoli ai ragazzi) siano esattamente gli stessi che mi riporta mio padre quando ricorda i suoi trascorsi scolastici, c’è da rabbrividire. Un mondo che va avanti, si evolve come giusto che sia, utilizzando le nuove scoperte scientifiche per migliorare vecchi sistemi e noi oggi continuiamo ad insegnare musica (e purtroppo non solo) praticamente con gli stessi assunti didattici di sessanta anni fa.

Tanto si potrebbe aggiungere ma vorrei chiudere con alcune domande:

  • Se le neuroscienze (seguendo il metodo scientifico) riportano risultati così evidenti tra la connessione musica/benessere psicofisico, per quale motivo trattiamo così male l’educazione musicale nelle scuole?
  • Perchè gli allievi dovrebbero star seduti ad imparare come si scrivono le note sul pentagramma, come è costruita una scala piuttosto che un’altra, cosa è scritto da pagina x a pagina y, quando è nato e morto Mozart, a fronte dell’ottenere magari un buon voto, piuttosto che metterli in condizioni di poter gioire del fare musica prima di sedersi a studiarla? Quando tra l’altro oramai è noto che la noia di certe lezioni e l‘ansia dell’interrogazione creano un blocco a livello di apprendimento, mentre l’attivazione delle sfere emotive positive è motore per la voglia di apprendere?
  • Perchè non possiamo partire dall’assunto che non ci sia miglior modo di imparare la musica se non facendola? E si può fare davvero con pochissimi mezzi, economici tra l’altro in egual misura e anche meno rispetto un flauto.
Alcuni studenti della Harvard Radcliffe Orchestra fanno musica con i Boomwhackers
  • Se la musica risulta avere benefici così rilevanti, su componenti tra l’altro intimamente connesse all’apprendimento (tema direi centrale per la scuola) per quale motivo le ore di musica sono da sempre ridotte all’osso? Con il risultato di generare troppo spesso una percezione distorta da parte di alcuni genitori ed allievi verso gli insegnanti di queste materie, che vengono così svalorizzati nel loro ruolo professionale e nel loro valore socio educativo.

Conclusioni.

A fronte di quanto riportato sono tante le cose positive che si potrebbero e che si dovrebbero fare, a mio personale parere, per riabilitare il ruolo della didattica musicale nelle scuole e conseguentemente il valore dei docenti abilitati al suo insegnamento.

Va detto che sempre più voci in questo senso si stanno alzando tra educatori ed insegnanti di musica. Forse anche in questo caso siamo di fronte ad un momento storico dove il cambiamento è già in atto, è necessario solamente un po’ di tempo per far si che il nuovo arrivi all’interno del sistema centrale e si possa finalmente andare verso una revisione positiva dei programmi scolastici.

Nella speranza che della scuola ci si occupi maggiormente di temi centrali della didattica e meno di componenti di superfice: pensiamo a quanti fondi ed energie investite in nuovi banchi e sedie, lavagne interattive multimediali, registri elettronici.

E’ curioso notare come tra le prime spontanee manifestazioni di reazione alla difficile condizione imposta durante il lockdown in Italia ci sia stata la volontà di condividere momenti collettivi di canto popolare. Qualcosa che fino a cinquanta anni fa faceva ancora parte della quotidianità (ricordo le mie nonne ed i loro spontanei canti popolari che spesso accompagnavano le attività casalinghe) e che purtroppo è andato scemando con il sopravvento dei nostri “tempi moderni”, è tornato d’improvviso come risposta ad un’esigenza emotiva profonda, quella di dare sfogo ad un insieme di emozioni (paura, rabbia, sconforto…) legate ad una condizione improvvisa e che nessuno fino a pochi giorni prima avrebbe potuto immaginare. La musica come mezzo necessario per dar voce e subitaneo conforto ad emozioni profonde, che devono essere espresse con urgenza e per le quali il linguaggio verbale non basterebbe a dargli voce ne a fornire così ampia liberazione interiore. Forse allora la musica è veramente più importante di come oggi purtroppo ci appare. Credo sia importante quantomeno rifletterci.

Italia, Aprile 2020 — Fonte Ansa

Vienimi a trovare su alessandromassucci.it ed iscriviti per ricevere tanti materiali didattici gratuiti.

Puoi anche iscriverti al mio gruppo Facebook Alessandro Massucci Guitar Club: https://www.facebook.com/groups/alessandromassucci.guitarclub.

Se vuoi scrivermi: alessandro.massucci@yourlesson.it.

Papà. Insegnante di chitarra e didattica musicale. Fondatore di YourLesson e Alessandro Massucci Didattica. Cantautore.

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store