Ripartiamo dall’emozione, ascoltando insieme i brani che hanno segnato la storia della musica e non solo.

I Dire Straits nella formazione originale (1978/79)

Bentrovati in questo primo appuntamento dedicato nello specifico all’ascolto dell’album di esordio dei Dire Straits, gruppo di cui fu co-fondatore e leader il cantautore scozzese Mark Knopfler.

Obiettivo di questi incontri (dedicati ad allievi dei corsi di musica, genitori ed insegnanti) è quello di recuperare qualcosa che, per ragioni varie, abbiamo purtroppo perso: la bellezza di dedicare del tempo a rilassarci ascoltando della buona musica e darci soprattutto la possibilità di lasciarci emozionare dal flusso musicale. Questo a mio avviso dovrebbe essere il vero fine del produrre musica, condividere con gli ascoltatori qualcosa di emotivamente rilevante, qualcosa che inevitabilmente crei un legame (alle volte davvero profondo) tra il musicista e l’ascoltatore.

Se ciò avviene, la musica ascoltata può produrre effetti risanatori significativi sul nostro stato d’animo e sul nostro stato psicofisico, come per altro oggi è ampiamente dimostrato dalle ricerche scientifiche (ma i popoli antichi lo avevano capito benissimo anche senza). Può inoltre insegnarci qualcosa di importante per noi stessi, più di quanto immaginiamo.

  1. Prenditi del tempo e mettiti comodo, possibilmente in un posto dove non verrai disturbato (“si può fare” come si diceva in un grade film).
  2. Munisciti di cuffie (possibilmente buone per un ascolto ottimale) o meglio ancora utilizza un impianto dedicato (va bene anche quello dell’home theater se ne possiedi uno).
  3. Ascolta i brani senza troppe nozioni preparatorie.
  4. Approfondisci quelli che ti hanno più emozionato: leggendone ad esempio i testi e, se suoni, magari imparandone gli accordi.
  5. Quando puoi fai un secondo e terzo riascolto per entrare più in profondità e porre attenzione ai dettagli.
  6. Vedi qualche versione live (possibilmente in buona qualità) almeno dei brani che ti sono piaciuti di più.
  7. Se puoi, suona e canta i brani che ti hanno più emozionato. Endorfine positive e conseguente buonumore sono assicurati.

Passiamo subito al disco in questione: Dire Straits, 1978.

Copertina dell’album Dire Straits (1978)

All’inizio c’è sempre un sogno, magari tenuto nel cassetto e portato avanti nonostante le difficoltà. Mark Knopfler fin da giovanissimo è letteralmente rapito dalla musica, dalla chitarra in particolare e naturalmente dai suoi miti: Hank Marvin degli Shadows (da cui resta folgorato dalla sua Fender rossa), B.B. King, Chet Atkins, Scotty Moore, Jimi Hendrix, Django Reinhardt e James Burton, più avanti da Bob Dylan e J.J. Cale.

Oltre ad iniziare a suonare da autodidatta, partecipando a diverse band giovanili, Knopfler inizia a scrivere testi. Tuttavia, essendo timido e riservato, preferisce non eseguirli in pubblico ed esibirsi nei locali proponendo brani di altri.

Ed è qui che entrerà in gioco il fratello minore, David Knopfler, anch’egli chitarrista e cantante. Nell’aprile del 1977 David (che all’epoca lavorava come assistente sociale) presenta al fratello maggiore John Illsley (studente di sociologia e impiegato presso un negozio di dischi), un altro ragazzo appassionato di musica e che nel tempo libero suona il basso.

I tre prendono assieme un appartamento a Deptford, per risparmiare sulle spese, ed iniziano a provare assieme i brani tenuti nel cassetto da Knopfler. La band prende maggiormente forma quando a loro si unisce il batterista Pick Withers, l’unico dei quattro con una vera esperienza professionale nel settore musicale.

Pochi soldi, tante difficoltà (come spesso accade) e una risposta del pubblico davvero poco positiva. Sono gli anni in cui il Punk imperversa e lo stile di Knopfler va esattamente controcorrente, proponendo una musica raffinata e narrativa, con importanti influenze dal Blues e dal Folk, ma che contiene allo stesso tempo qualcosa di nuovo al suo interno. Lo stile chitarristico di Knopfler in primis.

I quattro decidono di prenderla con ironia per la scelta del nome della band ed optano per “Dire Straits” (“terribili ristrettezze”).

Fra l’estate e l’autunno del 1977 registrano un demo contenente undici brani e lo fanno recapitare a Charlie Gillet (musicologo e disk jokey conduttore di un programma radiofonico presso la BBC). E qui accade l’inaspettato.

Gillet resta colpito dal sound del demo e decide di mandare in onda un solo brano: “Sultans of Swing”. E tutto cambia.

Ascoltate e raccontatemi soprattutto cosa avete provato durante l’ascolto: vi è piaciuto, non vi è piaciuto e soprattutto perchè?

Io adoro questo sound, certamente le parti di chitarra ma anche le linee di basso di Illsley e la raffinata batteria di Withers. Un incastro unico. In particolare resto ogni volta affascinato dal ritmo e dalle sonorità di Water of Love, dal mood rilassato ed evocativo di Wild West End, e naturalmente dalla creatività così personale di tutte le parti strumentali in Sultans of Swing. Non so dirvi esattamente il motivo ma quando ascoltai per la prima volta a quattordici anni il sound dei Dire Straits ne restai letteralmente folgorato: chitarre, basso, voce e batteria, stop. Sarà forse perchè nel 1982, anno in cui sono nato, mia mamma ascoltava ininterrottamente Love Over Gold (quarto album della band) già nei mesi di gravidanza? Probabile. Fatto sta che l’impatto emotivo fu così significativo per me (classica pelle d’oca) che chiesi a mio padre un’elettrica ed iniziai a cercare un modo per rifare quei soli, quel suono. Il tutto alla vecchia maniera: senza internet o video tutorial, da diventare matti (e da far diventare matti i vicini di casa)!

Buon ascolto.

Per una migliore qualità ascolta l’album da Spotify.
  1. Che le passioni vanno seguite e coltivate con rispetto, perchè sono generate da una parte profonda di noi stessi, che deve esser curata, sviluppata ed esternata (portata da una intima dimensione interiore nel mondo reale).
  2. Che la timidezza e la riservatezza sono sinonimo di sensibilità e bisogna avere il coraggio di trasformarle in un aspetto di noi stessi di cui andare fieri, mostrandoci al mondo per ciò che siamo e per quello che abbiamo da dire. Restando possibilmente umili, lucidi e con i piedi saldi in terra. Come Knopfler ha saputo ben fare nella sua carriera, direi come pochi.
  3. Che da soli non si va da nessuna parte, abbiamo sempre bisogno di fratelli (o sorelle) e di amici che credano in noi e ci diano una mano (i Beatles hanno scritto una bellissima canzone sull’argomento).
  4. Che sentirsi fuori dai gusti e dalle mode del momento va bene.
  5. Che le difficoltà ci sono e ci saranno sempre, ma sta a noi saperle trasformare in opportunità, che stimolandoci alla crescita ci consentono di conoscere e andare oltre i nostri fantasmi, divenendo ancora un po’ più forti e più consapevoli delle nostre potenzialità e quindi di noi stessi.
  6. Che Mark Knopfler ha un approccio chitarristico creativo come pochi (non ha mai preso lezioni di strumento) ed il suo tocco è incredibilmente unico, vabbè sono un pochino di parte ma è storia ragazzi.
  7. Che tutto inizia con un sogno e che seguirlo è un bene.

“Ho uno stile tutto mio che probabilmente è del tutto sbagliato, sarebbe l’incubo di qualsiasi insegnante di chitarra. Tengo in mano la chitarra come un idraulico tiene in mano un martello”.

Mark Knopfler.

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Papà. Insegnante di chitarra e didattica musicale. Fondatore di YourLesson e Alessandro Massucci Didattica. Cantautore.

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