Ripartiamo dall’emozione, ascoltando insieme i brani che hanno segnato la storia della musica e non solo.

Keith Richards, Jimmy Rogers and Ron Wood. Backstage at Soldier Field in Chicago, during the Stones “Bridges To Babylon” tour (September 23, 1997).

Eccoci al nostro secondo appuntamento, oggi parliamo di Blues Blues Blues, Jimmy Rogers All Star Band (ma soprattutto lo ascoltiamo mi raccomando).

Obiettivo di questi incontri (dedicati ad allievi dei corsi di musica, genitori ed insegnanti) è quello di recuperare qualcosa che, per ragioni varie, abbiamo purtroppo perso: la bellezza di dedicare del tempo a rilassarci ascoltando della buona musica e darci soprattutto la possibilità di lasciarci emozionare dal flusso musicale. Questo a mio avviso dovrebbe essere il vero fine del produrre musica, condividere con gli ascoltatori qualcosa di emotivamente rilevante, qualcosa che inevitabilmente crei un legame (alle volte davvero profondo) tra il musicista e l’ascoltatore.

Se ciò avviene, la musica ascoltata può produrre effetti risanatori significativi sul nostro stato d’animo e sul nostro stato psicofisico, come per altro oggi è ampiamente dimostrato dalle ricerche scientifiche (ma i popoli antichi lo avevano capito benissimo anche senza). Può inoltre insegnarci qualcosa di importante per noi stessi, più di quanto immaginiamo.

Prima di iniziare:

  1. Prenditi del tempo e mettiti comodo, possibilmente in un posto dove non verrai disturbato (“si può fare” come si diceva in un grade film).
  2. Munisciti di cuffie (possibilmente buone per un ascolto ottimale) o meglio ancora utilizza un impianto dedicato (va bene anche quello dell’home theater se ne possiedi uno).
  3. Ascolta i brani senza troppe nozioni preparatorie.
  4. Approfondisci quelli che ti hanno più emozionato: leggendone ad esempio i testi e, se suoni, magari imparandone gli accordi.
  5. Quando puoi fai un secondo e terzo riascolto per entrare più in profondità e porre attenzione ai dettagli.
  6. Vedi qualche versione live (possibilmente in buona qualità) almeno dei brani che ti sono piaciuti di più.
  7. Se puoi, suona e canta i brani che ti hanno più emozionato. Endorfine positive e conseguente buonumore sono assicurati.

Jimmy Rogers All Star Band, Blues Blues Blues, 1998/99.

Copertina dell’album Blues Blues Blues, 1998/99.

Siamo nel 1997 ed il produttore John Koenig, con la supervisione di Ahmet Ertegun, decide di rendere omaggio ad un pilastro del Chicago Blues (padre del Rock per come noi oggi lo conosciamo): parliamo del chitarrista e cantante Jimmy Rogers.

Mr. Rogers nasce il 3 giugno del 1924 e cresce tra Atlanta e Memphis, impara a suonare l’armonica a bocca da bambino e la chitarra da adolescente. Nella metà degli anni ’40, come molti in quel periodo, parte per Chicago con la speranza di migliori condizioni lavorative.

E’ nel 1947 che Jimmy Rogers inizia a suonare con altri due grandi bluesmen ed insieme contribuiscono fortemente a definire il sound del South Side Chicago Blues: il chitarrista cantante Muddy Waters e l’armonicista Little Walter.

Dopo diverse collaborazioni per piccole etichette discografiche arriva la sua prima hit: “That’s all right” per la Chess Records, la storica etichetta di Chicago.

Verso la fine degli anni ’50, quando l’interesse per il Blues andò diminuendo, si ritirò dalle scene, iniziò a lavorare come tassista ed investì nell’acquisto di un negozio di abbigliamento. Ma evidentemente non era quella la sua strada.

Il negozio nel 1968 prese fuoco in seguito alle rivolte di Chicago per l’assassinio di Martin Luther King ed il nostro Mr Rogers (ringraziando il cielo) riprese ad esibirsi.

Nel frattempo quelle registrazioni fecero il giro non solo dell’America ma soprattutto dell’Europa, arrivando a giovani generazioni di musicisti e definendo per sempre la storia della musica moderna. Basti pensare che i britannici Rolling Stones scelsero per la loro band questo nome come omaggio ad un brano del loro idolo: Rollin’ Stone di Muddy Waters.

E così torniamo da dove siamo partiti, 1997, Jimmy Rogers ha 73 anni e viene coinvolto dal produttore John Koenig in un progetto discografico tutto in suo onore. Vengono chiamati a duettare con lui grandi esponenti di quel Blues che davvero tutto devono alla musica di quei padri di cui Mr Rogers è un indiscusso rappresentante: Eric Clapton, Lowell Fulson (carismatico bluesman coetaneo di Rogers), Jeff Healy (chitarrista non vedente dalle doti tecniche ed espressive letteralmente strabilianti), Taj Mahal (eclettico e storico esponente di quei pochi musicisti che davvero si possono chiamare con l’appellativo di “bluesmen”), Mick Jagger e Keith Richards (Rolling Stones), Jimmy Page e Robert Plant (Led Zeppelin), Stephen Stills (Crosby Still & Nash per intenderci qualora ce ne fosse bisogno).

Pochi giorni dopo la fine dei lavori il nostro Jimmy Rogers saluta il mondo e questo resterà il suo ultimo lavoro.

Il risultato è tutto da ascoltare e riascoltare.

Ascolto e considerazioni personali.

Ascoltate e raccontatemi soprattutto cosa avete provato durante l’ascolto: vi è piaciuto, non vi è piaciuto e soprattutto perchè?

Quando vuoi iniziare a suonare Blues con il tuo amico fraterno, perchè ti sei messo in testa a 19 anni di suonare nei pub. Quando hai la fortuna di avere come vicino di casa un appassionato di dischi come pochi ce ne sono (e che ha una vera e propria audioteca con letteralmente migliaia di album). Quando una domenica mattina suoni alla sua porta e fai presente le tue intenzioni chiedendo consigli su chi ascoltare, hai la fortuna di ritrovarti per le mani questo disco (ed altri di cui parleremo).

“Ascolta questi intanto e poi ne riparliamo”, fu così che il grande Massimo Feliziani quella domenica mattina mi liquidò.

Chi se lo scorda quel colpo di rullante che come una sveglia mi fece restare letteralmente folgorato per la seconda volta? La prima fu con Sultans of Swing live dall’Alchemy Tour, ma anche qui ne riparleremo.

Folgorato sulla via del Blues (“Blinded by the light” per dirla con il titolo di un film che racconta di come queste cose accadano nella vita). Quel colpo di rullante per me fu come sentire una voce: “Sveglia ragazzo mio, prendi la chitarra, canta e suona il tuo Blues, adesso perchè domani già è tardi”.

Ragazzi questo disco, soprattutto se già siete appassionati di Blues e Rock Blues, rischia di creare dipendenza.

Buon ascolto.

Per una migliore qualità ascolta l’album da Spotify.

Cosa ci insegna questa storia?

  1. Che ogni epoca ha le sue difficoltà, e per alcuni sono più pesanti di altri. L’espressione del proprio talento può aiutare a renderle quantomeno sopportabili e a darci la forza di andare avanti.
  2. L’espressione sincera del proprio talento può essere di aiuto e di ispirazione per persone vicine, ma anche lontane da noi nello spazio e nel tempo.
  3. Quello che fai torna indietro. Per dirla con una frase dei Beatles: “In the end the love you take is equal to the love you make”.

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Papà. Insegnante di chitarra e didattica musicale. Fondatore di YourLesson e Alessandro Massucci Didattica. Cantautore.

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